Premetto che non sono una lettrice di romanzi: preferisco i saggi, ormai da anni. Dunque non sono una “aggiornata” su scrittori emergenti, nuove promesse della letteratura o cose del genere. Diciamo che da brava piemontese so che esiste Umberto Eco, di cui ho letto Il pendolo di Foucault (tutto). Beh poi ho letto anche altro, per carità. Diciamo che non sto su Anobii.

Pochi giorni fa entra nella piccola cerchia di followers un giovane @NicolaLecca, ricambio la cortesia. Non leggo la bio. Non ho idea di chi sia ma a un certo punto mi colpisce uno dei suoi tweet.
Rispondo.
Lui RT il mio tweet e risponde in modo cortese e accattivante.

Cerco di capire chi sia e scopro che si tratta di uno scrittore emergente pubblicato per i tipi di Mondadori e curioso tra i titoli. L’ultimo mi piace.
Nasce uno scambio di pochi messaggi privati ma dal sapore genuino e davvero molto cordiale e amichevole. Alla fine la “promessa” di risentirci su twitter.
Amici. Siamo amici. Mediatici, ma c’è stata intesa. Io gli ho scritto, lui ha risposto di suo pugno.

Wow uno scrittore di Mondadori che risponde in 2 minuti a una connazionale qualunque. Mi piace! (dove si mette mi piace su twitter?)

Com’è andata a finire: il suo ultimo libro sta viaggiando verso casa mia.
Media ROI: venduto 1 libro e un po’ di word of mouth (la famosa strategia che “non-ha-prezzo”)

In My Opinion

Credo che i social network siano un enorme potenziale, ma credo che chi fa il nostro mestiere sia un po’ un “pescatore di web-anime”. Non credo negli auto-risponditori e nelle robo-strategie. Sviliscono e infastidiscono. Nel migliore dei casi i messaggi “Thanks for the follow. Join us even on facebook” non vengono letti. Nel peggiore costano l’unfollow.
In un mondo che pullula di prodotti sostituto a volte quello che conta è far sapere che per noi le persone hanno un valore. E questo cambia la prospettiva.
1 by 1, one after another. E costa tempo, fatica ed entusiasmo.

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